Un giallo affonda il titolo Telecom

Se per i mercati la giornata è complicata – con le Borse europee che bruciano 147 miliardi con perdite tra l’1,5 e il 2% – per Telecom Italia è addirittura drammatica: -4,6%, 1,82 euro sarà il fermo immagine finale, dopo un picco negativo del 7% ai minimi dal marzo 2003.

Un Se per i mercati la giornata è complicata – con le Borse europee che bruciano 147 miliardi con perdite tra l’1,5 e il 2% – per Telecom Italia è addirittura drammatica: -4,6%, 1,82 euro sarà il fermo immagine finale, dopo un picco negativo del 7% ai minimi dal marzo 2003.

Un tonfo che nasce al termine del primo incontro tra l’amministratore delegato di Telecom, Franco Bernabè, e i sindacati in vista del varo del piano industriale. Al termine della riunione l’interpretazione della Uilcom fa scatenare l’inferno nelle sale operative. «Bernabè – riporta una nota del sindacato – ha sottolineato di aver trovato un’azienda impoverita dal punto di vista industriale, internazionale e finanziario e compromessa dal punto di vista finanziario». Proprio così: compromessa. Quindi, il segretario confederale della Uil, Paolo Pirani spiega come il rientro dal debito «non sarà un processo rapido». E ancora: Emilio Miceli, segretario generale della Slc-Cgil dice alle agenzie che «l’incontro è stato positivo, ma è la situazione che è drammatica. Telecom deve fare i conti con l’eredità del passato. È un’azienda che è stata vandalizzata e impoverita. Bisognerà ricapitalizzare e abbattere i dividendi che hanno distrutto gli utili. L’alternativa è disastrosa».

Parole pesantissime, che a Piazza Affari trovano facile eco. Alla parola «compromessa», rilanciata nel primo pomeriggio dall’agenzia internazionale Bloomberg, il titolo comincia a precipitare senza rete: -7%. È troppo. Dal quartier generale fanno partire un primo comunicato: «Telecom Italia smentisce fermamente che nel corso dell’incontro sia stato fatto alcun riferimento da parte dello stesso amministratore delegato alla politica dei dividendi, ad aumenti di capitale o alla sostenibilità del debito», che a settembre era di 37,4 miliardi di euro, circa tre volte il Mol. Il disastro sul listino prosegue e da Telecom parte la seconda bordata, con l’annuncio di «aver dato mandato ai legali per assumere tutte le iniziative a tutela della stessa società e del mercato in relazione alla disciplina degli abusi di mercato».
 Se per i mercati la giornata è complicata – con le Borse europee che bruciano 147 miliardi con perdite tra l’1,5 e il 2% – per Telecom Italia è addirittura drammatica: -4,6%, 1,82 euro sarà il fermo immagine finale, dopo un picco negativo del 7% ai minimi dal marzo 2003.

Un tonfo che nasce al termine del primo incontro tra l’amministratore delegato di Telecom, Franco Bernabè, e i sindacati in vista del varo del piano industriale. Al termine della riunione l’interpretazione della Uilcom fa scatenare l’inferno nelle sale operative. «Bernabè – riporta una nota del sindacato – ha sottolineato di aver trovato un’azienda impoverita dal punto di vista industriale, internazionale e finanziario e compromessa dal punto di vista finanziario». Proprio così: compromessa. Quindi, il segretario confederale della Uil, Paolo Pirani spiega come il rientro dal debito «non sarà un processo rapido». E ancora: Emilio Miceli, segretario generale della Slc-Cgil dice alle agenzie che «l’incontro è stato positivo, ma è la situazione che è drammatica. Telecom deve fare i conti con l’eredità del passato. È un’azienda che è stata vandalizzata e impoverita. Bisognerà ricapitalizzare e abbattere i dividendi che hanno distrutto gli utili. L’alternativa è disastrosa».

Parole pesantissime, che a Piazza Affari trovano facile eco. Alla parola «compromessa», rilanciata nel primo pomeriggio dall’agenzia internazionale Bloomberg, il titolo comincia a precipitare senza rete: -7%. È troppo. Dal quartier generale fanno partire un primo comunicato: «Telecom Italia smentisce fermamente che nel corso dell’incontro sia stato fatto alcun riferimento da parte dello stesso amministratore delegato alla politica dei dividendi, ad aumenti di capitale o alla sostenibilità del debito», che a settembre era di 37,4 miliardi di euro, circa tre volte il Mol. Il disastro sul listino prosegue e da Telecom parte la seconda bordata, con l’annuncio di «aver dato mandato ai legali per assumere tutte le iniziative a tutela della stessa società e del mercato in relazione alla disciplina degli abusi di mercato».
l’amministratore delegato di Telecom, Franco Bernabè, e i sindacati in vista del varo del piano industriale. Al termine della riunione l’interpretazione della Uilcom fa scatenare l’inferno nelle sale operative. «Bernabè – riporta una nota del sindacato – ha sottolineato di aver trovato un’azienda impoverita dal punto di vista industriale, internazionale e finanziario e compromessa dal punto di vista finanziario». Proprio così: compromessa. Quindi, il segretario confederale della Uil, Paolo Pirani spiega come il rientro dal debito «non sarà un processo rapido». E ancora: Emilio Miceli, segretario generale della Slc-Cgil dice alle agenzie che «l’incontro è stato positivo, ma è la situazione che è drammatica. Telecom deve fare i conti con l’eredità del passato. È un’azienda che è stata vandalizzata e impoverita. Bisognerà ricapitalizzare e abbattere i dividendi che hanno distrutto gli utili. L’alternativa è disastrosa».

Parole pesantissime, che a Piazza Affari trovano facile eco. Alla parola «compromessa», rilanciata nel primo pomeriggio dall’agenzia internazionale Bloomberg, il titolo comincia a precipitare senza rete: -7%. È troppo. Dal quartier generale fanno partire un primo comunicato: «Telecom Italia smentisce fermamente che nel corso dell’incontro sia stato fatto alcun riferimento da parte dello stesso amministratore delegato alla politica dei dividendi, ad aumenti di capitale o alla sostenibilità del debito», che a settembre era di 37,4 miliardi di euro, circa tre volte il Mol. Il disastro sul listino prosegue e da Telecom parte la seconda bordata, con l’annuncio di «aver dato mandato ai legali per assumere tutte le iniziative a tutela della stessa società e del mercato in relazione alla disciplina degli abusi di mercato».

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